IL SOLE 24 ORE – Grazie a una tecnologia italiana è boom mondiale dei costumi da bagno nati da rifiuti di plastica

di Chiara Beghelli


Mentre l’inquinamento da plastica sta uccidendo la vita negli oceani, dal Messico all’Australia stanno proliferando aziende che creano e vendono costumi da bagno fatti proprio con quella spazzatura. Una forma stiracchiata di economia circolare? Forse. Sicuramente, progetti imprenditoriali nati da persone che incarnano un’avanguardia della produzione industriale, quella che riconosce nella sostenibilità uno dei suoi principi fondanti.

Nato a partire dai primi anni 2010, il trend dello swimwear realizzato con rifiuti di plastica raccolti nei mari è in pieno sviluppo in tutto il mondo, e adotta una tecnologia nata in Italia: si chiama Econyl la fibra di nylon prodotta dall’azienda trentina Aquafil, leader nei filati sostenibili e rigenerati, a partire da reti da pesca in disuso o materie plastiche raccolte nei mari e lungo le coste di tutto il mondo da diverse associazioni partner. Il Nylon 6 viene lavato, filato, trattato e poi inviato alle varie manifatture che lo lavorano, tingono e cuciono per trasformarlo in costumi da bagno. Con 10mila tonnellate di filato Econyl si risparmiano 70mila barili di petrolio e 57mila tonnelate di emissioni di Co2.

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